MARIO ENTITA' nuovo Segretario Regionale
del PSDI della Sicilia
di A. Petrosino
Mentre si leva, alto, il canto
dell'Internazionale, Mimmo Magistro, Segretario Nazionale del PSDI,
varca la soglia della sala “Leonardo” del Jolly Hotel di Catania, e non
crede ai suoi occhi.
Vivida,
l'immagine di Saragat esce dall'ingrandimento di un'istantanea e sembra
venire incontro a quelli che entrano. Accanto, il grande poster con la
vecchia foto sgranata del palco della presidenza nel giorno della
rinascita del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
Ed ecco, d'incanto, nella tiepida
primavera siciliana si materializza Palazzo Barberini, il simulacro
della Sala Borromeo proprio così come i ragazzi della FGSI di Matteo
Matteotti e Leo Solari l'addobbarono in quel freddo gennaio del '47.
Ecco i ritratti di Filippo Turati, col cappello di feltro dalle larghe
falde, di Bruno Buozzi e Giacomo Matteotti, (tutti e tre) i grandi
martiri socialisti. Ecco la barbuta oleografia di Marx, che all'assise
un po' spaesata dei socialdemocratici siciliani di un nuovo millennio,
forse ricorda il “vecchio dio” di Pirandello.
C'è qualche occhio lucido, vecchi
compagni che non si vedevano da tempo si abbracciano, un cartello detta
lo slogan “Una nuova sinistra è possibile”, un altro
informa: “Assemblea Congressuale Regionale straordinaria del PSDI della
Sicilia - Catania, 11 aprile 2010”. Applausi accolgono l'elezione della
presidenza del Congresso e delle commissioni, poi si fa silenzio, ed
Antonello Longo, responsabile regionale del Partito, inizia la sua
relazione.
“Il Partito Socialista Democratico Italiano è molto
piccolo ma è un partito vero, perché collega la sua politica di oggi ad
un sistema di idee, di ideali, di riferimenti storici e culturali che ha
radici profonde nell'Europa anche se è scarsamente rappresentato nella
società italiana.
È la visione del Socialismo, non un
residuato dell'ottocento ma un elemento politico vivo ed attivo che ha
determinato, o ha concorso a determinare, tutte, nessuna esclusa, le
conquiste di civiltà, di progresso, di umanità, di giustizia che hanno
portato, nel corso di poco più di un secolo, l'elevazione morale e
materiale – come una volta si diceva – dei popoli.”
“Se i compagni di Catania ancora una
volta hanno passato la notte in bianco per ciclostilare vecchi discorsi e
riprodurre in questa sala l'iconografia di Palazzo Barberini, non vuol
dire che vogliamo diventare una setta di nostalgici tardo-marxisti ma
che qui tra noi c'è un fortissimo senso di appartenenza e una
straordinaria passione politica. E quando la passione e gli ideali
vengono relegati negli angoli bui della politica, viene da chiedersi
cosa mai sia diventata la democrazia italiana.”
“Ma
oggi siamo qui per parlare della Sicilia...”
E comincia a parlarne, Antonello Longo,
in un profluvio di parole che dura due intere ore. Eppure i delegati
ascoltano pazienti, perché c'è voglia di sentire, di sapere, di capire
su quali posizioni, con quale proposta, usando quali strumenti una
pattuglia di coraggiosi può rendersi visibile, può sfidare il sistema
dei grandi partiti, può portare un contributo effettivo a cambiare le
cose – troppe – che non vanno.

NELLA FOTO: I delegati al Congresso
durante la relazione di Antonello Longo
“Rimproveriamo
ai governi nazionali di centrodestra e centrosinistra di avere
danneggiato il Mezzogiorno d'Italia e la Sicilia con scelte di politica
economica scellerate, che hanno sottratto grandi fette delle risorse
destinate dalle politiche di coesione sociale dell'Unione Europea alle
aree più svantaggiate. Ammettiamo le colpe e i ritardi delle classi
dirigenti siciliane ma adesso è tempo di reagire, di difendere gli
interessi di un popolo che rischia di non entrare mai in sintonia con i
grandi processi di sviluppo, di salvaguardare le prerogative dello
Statuto speciale nell'attuazione del federalismo fiscale.”
“L'affermazione di una forte
componente autonomista rende il quadro politico siciliano molto diverso
da quello nazionale. Noi condividiamo la necessità di riequilibrare a
favore del Sud i rapporti di forza nel Parlamento e ci proponiamo di
portare al movimento delle autonomie il contributo indipendente ed
autorevole di una componente laica, riformista e socialista.”
“Immaginiamo per la Sicilia un
diverso modello di sviluppo, valorizzando le vocazioni vere di questa
terra: una nuova agricoltura, con le coltivazioni biologiche e
l'agriturismo, il recupero e la salvaguardia dell'ambiente naturale e
dei centri urbani, il turismo, la cultura, l'istruzione, la ricerca, i
servizi, lo snodo dei commerci nel Mediterraneo, le piccole imprese
artigiane e l'industria leggera elettronica e componentistica,
l'informatica, lo sviluppo delle fonti di energia alternativa. Mai più
industrie pesanti e inquinanti, mai più cementificazione selvaggia, mai
più degrado dei centri storici, mai più campagne abbandonate.”
“Ma queste rimarranno vuote parole se
non si verificheranno le due pre-condizioni indispensabili perché possa
essere scelto e avviato qualsiasi tipo di sviluppo economico: la
realizzazione delle infrastrutture per un sistema moderno (o quantomeno
civile) di mobilità e trasporti, a cominciare dal famoso ponte sullo
Stretto di Messina, e la garanzia della sicurezza delle persone e dei
loro beni nel nostro territorio.
Contrastare la mafia e allentare la
morsa spietata del crimine che soffocano ogni afflato civile ed
economico deve essere impegno assoluto e pregiudiziale della politica,
della società, dello Stato. Ma è altrettanto importante fermare e
ribaltare i pregiudizi e i giudizi sommari prodotti dalla cattiva
politica e dall'informazione strumentale, che toglie dignità e allontana
opportunità.”

NELLA FOTO: L'On. Salvatore Lo Turco,
a fianco del Segretario Nazionale Mimmo Magistro, risponde al
saluto dei delegati che lo acclamano alla presidenza. Sullo sfondo
i ritratti di Turati, Matteotti e Buozzi ed il manifesto del Congresso,
che riproduce la prima tessera PSLI del 1947.
Adesso
è la volta del Segretario Nazionale. Mimmo Magistro parla della sua
emozione nel vedere i simboli della storia socialista e come attorno a
questi si unisce il Partito siciliano: “Il PSDI è vivo in tutta
Italia, pur tra mille difficoltà, ogni giorno ci sono adesioni nuove,
anche da parte di giovani. Non siamo stati assenti dalle elezioni
regionali di marzo e dobbiamo prepararci per riportare il nostro simbolo
sulle schede in tutti gli appuntamenti elettorali del prossimo futuro.”
“Difendere l'identità socialista,
riformista, federalista del PSDI, lottare per il Sud, pretendere le
riforme che servono al Paese per uscire da un'eterna transizione, a
partire dal fisco e dalla giustizia, aprire una grande offensiva di
verità e di libertà per stanare un centrosinistra sempre più prigioniero
di una vocazione conservatrice e giustizialista; ecco la nostra linea
politica.”
“Fra pochi mesi celebreremo il XXVIII
Congresso nazionale: il mio impegno è rivolto a costruire quel modello
di partito organizzato su base federalista che ha segnato l'alleanza, la
forte intesa tra me, i compagni siciliani e quelli della Puglia che
portò all'approvazione del nuovo Statuto e alla definizione dell'attuale
gruppo dirigente nazionale che vede ora il compagno Antonello Longo
tornare a dedicarsi pienamente al suo ruolo di vice-segretario vicario,
lasciando l'incarico commissariale in Sicilia con la democratica
ricostituzione degli organismi regionali.”

NELLA FOTO: Stefano Gullo, Presidente
della Commissione Regionale di Garanzia del Congresso; il Commissario
regionale Antonello Longo; il
Segretario Nazionale del PSDI Mimmo Magistro e l'On. Salvatore Lo
Turco.
S'è
fatta ora di pranzo, Magistro si aspetta che i lavori proseguano senza
badare all'orologio, secondo il costume del PSDI romano. Ma ha ancora
modo di soprendersi perché i "compagni" siciliani affidano un
significato importante, nei loro lavori, anche ai momenti conviviali.
Perciò è ora di continuare la riunione intorno alla tavola, rinviando al
dopo caffè l'apertura del dibattito.
Poi
di nuovo in sala congressi; Antonio Consoli porta il saluto dei Circoli
della città di Catania: “vogliamo un Partito attivo e organizzato,
una politica che sappia concentrarsi su fatti concreti.” “Non può
esistere una moderna democrazia occidentale senza un forte ed autorevole
partito socialista riformista che abbia fra i suoi principi l'idea del
Presidente Saragat del legame indissolubile fra giustizia sociale e
libertà. Per questo motivo noi non possiamo mai essere organici compagni
di strada degli eredi del comunismo filosovietico e della vecchia
sinistra democristiana che basano la loro politica sulla visione
consociativa e giustizialista della società e dello stato.”
Toti
Dragotto parla del suo credo religioso che si fonde con l'impegno
politico: “nella socialdemocrazia vedo riflettersi i valori più
profondi della vita, quelli legati al messaggio cristiano. A Palermo sta
sorgendo un bel gruppo di persone nuove, capaci, disinteressate.”
Onofrio
Cannavò, neo Segretario del Circolo Saragat di Catania, ripercorre le
tappe che hanno portato al Congresso Regionale, sottolinea la necessità
di non lasciare cadere il filo di una politica che può rendere incisiva
l'azione del Partito: “il Presidente Lombardo, la cui azione
rinnovatrice merita tutto il nostro sostegno, sottoposto al tiro
incrociato dei suoi nemici politici e delle notizie sull'indagine
giudiziaria per presunte frequentazioni mafiose, rischia di cadere ad
ogni passo politico significativo, a cominciare dal bilancio e dalla
finanziaria regionali. Il verificarsi di questa eventualità ci
porterebbe a nuove elezioni regionali, ed il PSDI non può farsi trovare
impreparato.”
Antonio
Como del Circolo di Castellammare del Golfo descrive una roccaforte
importante della socialdemocrazia siciliana, dove la lista del Sole
Nascente ha preso il 9% alle elezioni comunali, con un seggio: “per
14 voti non è stato eletto un secondo consigliere comunale. Il nostro
circolo è punto di riferimento per molti giovani. Perché non organizzare
un convegno nazionale del PSDI nella nostra zona, ricca di strutture
ricettive?”
Mario
Entità ha un nodo in gola: “Mi sento vecchio e stanco, sono iscritto
al PSDI dal 1952, dopo tanti anni meditavo di non far più politica.” Ma
nessuno gli crede, perché Entità è uno di quelli che nell'immaginario
collettivo restano giovani per tutta la vita. “Mi preoccupo per
questi giovani che vedo per strada, abbandonati a se stessi, che magari
completano gli studi ma non trovano prospettive di lavoro. Che
differenza con il sistema dell'istruzione di quei paesi europei dove è
più forte la presenza socialista, in cui i meritevoli vengono aiutati a
studiare e ad inserirsi nel mondo del lavoro prima ancora di arrivare
alla laurea.”
Stefano
Gullo ha l'aspetto, la dialettica, il tratto dei vecchi dirigenti del
movimento operaio e contadino che guidarono l'occupazione delle terre in
Sicilia nel dopoguerra ed imposero, con la riforma agraria, la fine del
latifondo: “Il diritto e la pratica giudiziaria si servono oggi di
strumenti, come la legislazione di emergenza e l'uso di pentiti, per
contrastare il fenomeno mafioso, che devono essere utilizzati con una
prudenza ed un equilibrio che non sempre possiamo riscontrare. Come si
fa a distinguere, in certi casi, la mafia dalla normale criminalità,
quando vengono consumate violenze e grassazioni contro i cittadini e le
attività economiche? La Sicilia corre il pericolo di vedere confondersi
la concreta attività delle forze dell'ordine e della magistratura con
opinioni e ricostruzioni storiche che appartengono alla categoria dei
giudizi e dei pregiudizi politici. L'effetto può anche essere quello di
non creare un contrasto veramente efficace contro la forza economica e
militare delle bande criminali e di costruire teoremi che indeboliscono
non solo la credibilità del ceto politico ma gli interessi economici e
civili di una intera comunità. Il socialismo democratico è la risposta,
la rivalutazione della dignità e del valore del lavoro produttivo. E'
sconfortante vedere oggi una sedicente sinistra ridotta alla
rappresentanza di apparati burocratici e parassitari e degli interessi
dei settori meno meritevoli del capitalismo italiano.”
L'assemblea è giunta alla fine, non resta che
tirare le somme: non ci sono proposte politiche alternative, la
relazione del Commissario regionale Antonello Longo viene approvata
all'unanimità. Ma è urgente tracciare un programma organizzativo, dotare
i nuovi dirigenti di un orientamento preciso sulle cose da fare per
rilanciare il Partito, e Nino Gennaro a nome della Commissione per le
risoluzioni presenta il documento finale del Congresso, che impegna il
PSDI siciliano a muoversi, a comunicare, a produrre politica, a
riorganizzarsi con i modi e le forme più consoni ad una vita interna del
Partito basata sul metodo democratico e sul rigore della militanza.
Anche su questo non ci sono alternative, l'assemblea acclama. (Per leggere e scaricare il testo completo
del documento conclusivo, dal titolo "UN PARTITO DI IDEE, DI MILITANZA E
DI PASSIONE POLITICA" fate click qui.)
Alla linea politica ed al progetto organizzativo daranno corpo
i nuovi dirigenti, la cui elezione si collega ai documenti approvati.
Nuovo Segretario regionale del PSDI siciliano è il catanese Mario
Entità, che ringrazia tutti con la voce rotta da una sincera emozione: “Pensavo
di disimpegnarmi dalla politica attiva ed invece mi chiamate ad un
compito così gravoso, che accetto con spirito di servizio verso un
Partito nel quale milito da cinquantasette anni, perché già mio padre
era fra quelli che diedero vita a Palazzo Barberini. Esistono principi
morali di cui è portatrice l'etica socialista, che la società sembra
avere smarrito, soprattutto fra le giovani generazioni cresce un senso
di incertezza e di vuoto. Avviciniamo i giovani alle nostre grandi idee
ed anche ad una proposta politica concreta che faccia capire loro che,
col sistema riformista, la società si può cambiare intervenendo nelle
sue criticità. La grande finanza, le banche, il fisco. E poi la scuola, i
meccanismi di inserimento nel lavoro, le reti di protezione sociale, il
sostegno alle famiglie, la dimensione anche culturale e ludica della
vita. Sono tutte cose che non nascono per caso ma richiedono una
politica corretta e propositiva, istituzioni trasparenti e che
funzionano, cittadini che rispettano le regole. Impegniamoci a costruire
un Partito organizzato, che ritrovi il gusto dello stare insieme e
dello sviluppare un comune linguaggio politico per portarlo nel vivo
della società, tra gli operai, i contadini, le forze del lavoro e della
produzione.”
Stefano Gullo è acclamato, per la sua storia e per lo
straordinario messaggio umano e culturale di cui è portatore, Presidente
del PSDI siciliano. L'On. Salvatore Lo Turco, già deputato all'ARS ed
assessore regionale, che era stato accolto con festoso affetto da tutta
l'assemblea ed aveva portato nel corso dei lavori il suo caloroso
saluto, è proclamato Presidente Onorario. Il delicato, e davvero
difficile, compito di segretario amministrativo viene messo nelle mani
di Gaspare Strano, uno dei più giovani del nuovo gruppo dirigente, ex
responsabile della GSDI.
Ed infine si elegge un coordinamento regionale di sette
componenti in rappresentanza di varie provincie della Sicilia: Onofrio
Cannavò, Gregorio Enrico Chiarenza, Antonio Consoli, Leonardo D'Angelo,
Salvatore Dragotto, Carmelo Maugeri e Massimo Messina. Probiviri, i
"giudici" del Partito, sono Nicola Castana, Natale Mazza e Filippo
Zuccarello.
E' tardi, l'assemblea si può concludere; il giovane tesoriere,
che all'inizio della riunione aveva la faccia seria e compassata -
forse perché non riusciva a non pensare alla ricevuta della sala, al
conto del ristorante, a quello della tipografia ed alle mille piccole
spese che un congresso comporta - alla fine sorride e sprizza gioia da
tutti i pori, annunciando un incredibile "avanzo" di ben 42 Euro nella
gestione del Congresso; sì, perché ai delegati ed a tutti gli
intervenuti, Segretario Nazionale compreso, è stato chiesto di versare -
al momento di registrare la loro partecipazione - un contributo-spese
di 25 Euro a testa. Come dire - parafrasando l'azzeccato slogan del Congresso - che anche un
nuovo costume politico è possibile, a partire dalle piccole cose.
Intanto la scenografia così ammirata diventa oggetto del
desiderio dei delegati, che prima di lasciare la sala si avventano su
locandine e gigantografie, lasciando in pochi istanti i muri spogli. “Finalmente - dice qualcuno - abbiamo dei manifesti da esporre nei nostri
Circoli!”
I socialdemocratici siciliani si danno appuntamento al
prossimo congresso regionale, fra poche settimane, per affrontare i
problemi nella dimensione nazionale ed eleggere i delegati al XXVIII
Congresso ed i consiglieri nazionali che rappresenteranno la Sicilia,
come prevede il nuovo Statuto approvato a Bellaria dal precedente
Congresso del 2007.
(A. Petrosino)