I Socialdemocratici piangono la dipartita del compagno Pietro Paluello, segretario regionale dei Socialdemocratici dell’Umbria.

La Nera Mietitrice non risparmia nessuno e non è mai appagata. Questa volta, spietata come un cecchino, ci ha privato di Pietro, il nostro Pietro Paluello: l’amico, il compagno di mille battaglie. Non immaginavo che potesse accadere. Non lo immaginavo perché il nostro rapporto era continuo, fatto di telefonate, di messaggi, di incontri e si sa quando parli con vibrante passione di progetti politici e lavorativi, di arte musicale, di letteratura, di scadenze da rispettare, ebbene in quei momenti non puoi pensare che si muoia. Ci si sente al riparo, distanti dalla Nera Mietitrice che invece non conosce pietà e tempo. Inutile dire che Pietro era troppo giovane per andarsene così all’improvviso. Ho goduto e approfittato della sua cultura. Lo chiamavo per avere la sua opinione sui drammatici eventi che il mondo sta vivendo e per conoscere la sua opinione sui programmi e sulle scelte delle alleanze che il partito dovrà fare. Mi sono avvalso del suo modo di ragionare, un modo calmo , rilassato ma fermo. Talvolta era anche assertorio su alcuni argomenti. Era un socialista. Un socialista democratico. Un saragattiano. Io credo di aver conosciuto poche persone come Pietro che si sono prodigate per un ideale senza nulla a pretendere. Questa è stata la costante della sua vita. Una vita intensa, molto vissuta. Un amore oblativo, il più nobile, che nutriva anche per la sua amatissima moglie alla quale si rivolgeva sempre con una delicatezza che mi lasciava sorpreso, mi provocava ammirazione e faceva dire a me stesso : vorrei essere come lui.

La sua preparazione storica, la sua cultura socialista ma anche la sua vasta rete di rapporti mi convinsero a proporgli l’incarico di coordinatore di Socialdemocrazia della Regione Umbria. Accettò solo dopo che lo pregai di farlo. Il compagno Pietro non faceva parte della segreteria nazionale. Mi ero ripromesso di inserirlo entro la fine di quest’anno. Ho sbagliato. Dovevo farlo al Congresso Nazionale. Lo meritava. Questo mi provoca un profondo senso di colpa. Non gliene ho mai parlato. Ma oggi lui sa che lo volevo al mio fianco e a quello dei compagni e delle compagne della segreteria.

Mi mancheranno i suoi pareri intelligenti e i suoi interventi. Mi mancherà non prendere più il treno con lui per andare da compagni lontani. Mi mancherà non vedere il suo volto e la sua espressione concentrata tra le persone mentre prendo la parola. Mi mancherà la fiducia incrollabile che aveva sul futuro del nostro partito. Mi mancherà.

Dio lo accoglierà sicuramente.

Requiescat in pace.

UMBERTO COSTI

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